Era aprile, mi pare. C'era il sole, e già questa considerazione, oggi che il cielo è cenere e la terra è acqua, lascia intendere possibilità di malinconia. Poco prima di mezzogiorno mi squilla il cellulare: numero sconosciuto.
- Sì?
- Parlo con Lycas?
L'interlocutore ha l'accento romano ma il piglio milanese. Mi piace.
- Sì, sono io.
- Chiamo dalla Gargoyle Books, sono Paolo De Crescenzo.
Rimango congelato sul posto, il cuore che mi fa un doppio carpiato all'indietro. Quanto tempo è passato da quando ho spedito alla Gargoyle il mio ultimo manoscritto? Nemmeno due mesi. Possibile che mi chiamino per quello? Cazzo, sono delle schegge.
- Bene - dico - salve. Salve, che piacere...
- Sì, senti Lycas, posso darti del tu?
- Certo.
- Abbiamo letto il romanzo che ci hai mandato. L'hanno letto i miei collaboratori ed è piaciuto.
- Davvero?
Il manoscritto in questione è un figlio che ho amato - e che amo - molto. Un figlio un po' fuori dagli schemi però. E' come quei ragazzi tormentati e selvaggi, prediletti dai genitori nonostante la loro indole da lupi. Quei ragazzi che farli sposare è difficile perché amano la strada ma non la casa, che trovargli un lavoro serio è impossibile perché saranno sempre poveri oppure ricchissimi.
- Ci è piaciuto - riprende Simone. - E' professionale, la storia fila e... insomma, bello. Quindi adesso parlami un po' del tuo curriculum. Voglio capire che tipo sei.
E così gli racconto di Lunaris che, nel suo piccolo, mi ha dato grande soddisfazione. Gli dico dei concorsi e delle sceneggiature. Gli parlo dei miei hobby che mi portano, sempre e comunque, alla ricerca di libri.
- Sai chi mi ricordi? - dice - Dean Corso, quello del Club Dumas.
- Beh, grazie, per me è un complimento - rispondo entusiasta.
- Insomma - replica lui dubbioso. - Ognuno ha il diavolo che si merita.
Qualche tempo dopo scoprii che la Gargoyle stava passando di mano. Il direttore se ne era andato, e da lì capii che di quella telefonata non se ne sarebbe fatto nulla.
Oggi butto giù queste righe un po' di getto perché, avendo letto il post di Loredana Lipperini, mi è salita un po' di tristezza. Ma sia chiaro, non è una tristezza da Calimero, non riguarda me o il manoscritto in questione.
La tristezza di cui parlo è nei confronti di questo nostro piccolo paese dove se non sei in linea con le consuetudini (editoriali, sociali, politiche e religiose) diventi di nicchia, e se sei nella nicchia diventi polvere.
- Sì?
- Parlo con Lycas?
L'interlocutore ha l'accento romano ma il piglio milanese. Mi piace.
- Sì, sono io.
- Chiamo dalla Gargoyle Books, sono Paolo De Crescenzo.
Rimango congelato sul posto, il cuore che mi fa un doppio carpiato all'indietro. Quanto tempo è passato da quando ho spedito alla Gargoyle il mio ultimo manoscritto? Nemmeno due mesi. Possibile che mi chiamino per quello? Cazzo, sono delle schegge.
- Bene - dico - salve. Salve, che piacere...
- Sì, senti Lycas, posso darti del tu?
- Certo.
- Abbiamo letto il romanzo che ci hai mandato. L'hanno letto i miei collaboratori ed è piaciuto.
- Davvero?
Il manoscritto in questione è un figlio che ho amato - e che amo - molto. Un figlio un po' fuori dagli schemi però. E' come quei ragazzi tormentati e selvaggi, prediletti dai genitori nonostante la loro indole da lupi. Quei ragazzi che farli sposare è difficile perché amano la strada ma non la casa, che trovargli un lavoro serio è impossibile perché saranno sempre poveri oppure ricchissimi.
- Ci è piaciuto - riprende Simone. - E' professionale, la storia fila e... insomma, bello. Quindi adesso parlami un po' del tuo curriculum. Voglio capire che tipo sei.
E così gli racconto di Lunaris che, nel suo piccolo, mi ha dato grande soddisfazione. Gli dico dei concorsi e delle sceneggiature. Gli parlo dei miei hobby che mi portano, sempre e comunque, alla ricerca di libri.
- Sai chi mi ricordi? - dice - Dean Corso, quello del Club Dumas.
- Beh, grazie, per me è un complimento - rispondo entusiasta.
- Insomma - replica lui dubbioso. - Ognuno ha il diavolo che si merita.
Qualche tempo dopo scoprii che la Gargoyle stava passando di mano. Il direttore se ne era andato, e da lì capii che di quella telefonata non se ne sarebbe fatto nulla.
Oggi butto giù queste righe un po' di getto perché, avendo letto il post di Loredana Lipperini, mi è salita un po' di tristezza. Ma sia chiaro, non è una tristezza da Calimero, non riguarda me o il manoscritto in questione.
La tristezza di cui parlo è nei confronti di questo nostro piccolo paese dove se non sei in linea con le consuetudini (editoriali, sociali, politiche e religiose) diventi di nicchia, e se sei nella nicchia diventi polvere.
La tristezza è per la polvere ramazzata via come niente.
4 Commenti:
e poi ke fine ha fatto il libro?
Mijoner
Di quello ne riparleremo più avanti ;-)
mai arrendersi Lika! :)
Luxian
Ovvio :p
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